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domenica 17 aprile 2016

LE MIE AVVENTURE - 40 giorni in India, tra studio e relax - QUINTA PARTE

LE MIE AVVENTURE 
40 giorni in India, tra studio e relax


QUINTA PARTE

Eccomi dunque, pronto a passare una settimana in libertá disperso nella realtá indiana nord-occidentale.


Il problema é stato trovare un albergo decente con wi-fi in stanza, perché in base ai commenti dei vari siti, quelli sotto ai 100 euro al giorno avevano tutti qualche problema e valutazioni pessime...ma uno a Baga (nord di Panjim) mi ispirava fiducia, quindi avevo prenotato giá qualche giorno prima per evitare di fare le cose all'ultimo minuto...
Per sicurezza, il giorno precedente al mio trasferimento, ho inviato una domanda al sito di prenotazione per avere la conferma del wi-fi nella stanza come espressamente pubblicizzato, ma mi hanno risposto che il wi-fi non c'era perché stavano facendo dei lavori sulla linea...(si si...certo!), quindi ho dovuto togliere 3 ore di studio per cercarne uno senza questo problema ed alla fine, ne ho trovato uno, frequentato da russi ( pensavo fosse garanzia di qualitá...) e per lo stesso scrupolo ho inviato la stessa richiesta per assicurarmi sul wi-fi, ma anche dopo la seconda email non ho ricevuto risposta, quindi son partito per l'hotel pieno di speranze...e di timori...

Giá al mio arrivo, l'estetica dell'hotel non era come sul sito e piú che un luogo di villeggiatura, sembrava un accampamento profughi in fuga dalla guerra...e giá lí ho intuito che non sarebbe stata una giornata facile...

In reception c'erano 3 ragazzini che penso avessero avuto al massimo 18 anni, in infradito, che ogni 2 minuti, serenamente, sputavano per terra...

All'inizio mi dissero che non c'era una prenotazione a nome mio, nonostante avessi giá pagato e solo dopo mia insistenza hanno controllato e con una telefonata l'hanno trovata, peró volevano la stampata della prenotazione, nonostante sul sito ci fosse scritto che potevo farla vedere dal cellulare, ma io non avevo stampanti, tantomeno avevo voglia di cercarne una con 3 valigie sulle spalle e la temperatura di 30 gradi centigradi...quindi il meno scorbutico dei 3 mi ha invitato sul retro dove avevano l'ufficio (una sorta di magazzino con ogni genere di schifezza e rifiuto ovunque ed un computer dell'epoca del dominio portoghese, dal quale ho potuto collegarmi al mio account per stampare la prenotazione (operazione riuscita dopo 30 minuti data la lentezza della linea).
A quel punto, consegnai la prenotazione e chiesi giá la password del wi-fi, ma sto strafottente mi disse che funzionava solo in reception e che non c'era nelle stanze...
A quel punto ho cominciato ad alterarmi, facendo ben presente che senza wi-fi non potevo lavorare (fingendo di averne bisogno per lavoro come scritto anche nell'email) e dopo la mia minaccia di lasciare l'albergo mi ha dato magicamente la password...
Ma il peggio doveva ancora venire...
Il piú giovane di loro mi portó in una stanza al quinto piano, senza ascensore e quando aprí la porta fui travolto da un'ondata di odori di ogni tipo di muffa, fungo e batterio immaginabile, tanto che mi sarebbe stato impossibile entrarci e riuscire a sopravviverci piú di 1 minuto, soprattutto con la mia asma, non avrei superato la notte di sicuro e tralascio la sporcizia...
Ho rifiutato immediatamente la stanza e tornato in reception, mi hanno fatto accompagnare in un'altra stanza al piano terra, ma la situazione era la stessa...al che avevo giá deciso di andarmene, ma su insistenza di un superiore che si trovava lí mi hanno portato in un'altra stanza, sempre al piano terra, che in effetti non puzzava allo stesso modo, ma era comunque spettrale...
Ho deciso di farmi dare le chiavi ugualmente per potermi buttare a letto (vestito, per sicurezza) e riflettere sul da farsi, ma prima di consegnarmela, ho aspettato mezz'ora perché venisse pulita e preparata.
E volete vedere com'era questa stanza pulita e preparata, migliore delle altre? (immaginate com'era prima...e com'erano le altre)
Ecco a voi la bellezza di questa stanza da 40 euro a notte:








Tempo di fare qualche ricerca on line, di trovare un albergo di livello superiore(ormai li conoscevo tutti), prenotare, fare questo breve video...che ho ripreso in mano le valigie e sono andato in reception a salutare, fregandomene di ricevere indietro i soldi perché volevo solo andarmene al piú presto in un luogo che fosse almeno vivibile.
Nel nuovo hotel pagavo 55 euro a notte in offerta invece di 110 euro, quindi non poteva essere peggio di questo...



Preso il taxi in 20 minuti ho raggiunto Anjuna, poi Vagator (dove si trova l'hotel), ancora piú a nord ed appena arrivato ho notato una cosa: gli inservienti avevano le scarpe!!
Bene, di sicuro era un buon segno, mi hanno fatto subito accomodare nella mia stanza:
era una suite molto spaziosa con letto a baldacchino, ventilatori e aria condizionata perfettamente funzionanti, tavoli, sedie, poltrone, mobili, riviste, angolo del thé con tutto l'occorrente, tv satellitare, 3 ampie vetrate, bagno spazioso ed antibagno...e tutto era pulito!!


Ok...ce l'avevo fatta, ma tempo di buttarmi a letto suona il telefono...
Era la reception che mi convocava urgentemente...

Una volta lí mi hanno detto che il pagamento era stato bloccato da parte del sito di prenotazione, quindi se avessi voluto restare avrei dovuto pagare in contanti ogni notte.
Evito di entrare nel merito del perché e del "percome"...ma ho dovuto fare cosí.
Il lato positivo della faccenda é stato che sono stati bloccati tutti e 3 i pagamenti che avevo fatto on line, anche quelli per gli altri alberghi ed i soldi mi sono stati riaccreditati sul conto. Yess!!!

La notte ho dormito come un bambino e la mattina la colazione non era ottima come quella della scuola, ma l'ambiente era molto rilassante.
Era in una terrazza al coperto che dava sulla piscina da una parte e su un boschetto dall'altra.
Per 30 euro ho noleggiato uno scooter per tutti e 5 i giorni che sarei rimasto e con macchina fotografica sulle spalle ho cominciato a girare un po' nei dintorni.

Il primo giorno sono finito iu un piccolo porto di pescatori, ma verso mezzogiorno, quindi c'erano solo poche barche e qualche uccello che ne faceva la guardia...peró era affascinante la serenitá del luogo posizionato alla foce del fiume Chapora nell'Oceano, l'assenza di infrastrutture a parte un molo, un piazzale e nessun fabbricato...



Tempo di assaporare l'aria intensa ma fresca e rilassante, qualche scatto ed ho cambiato posto...
Arrivato ad un incrocio, a sinistra continuava la strada asfaltata(si fa per dire) mentre a destra cominciava una strada di terra rossa in salita che portava ad un cancello in metallo stile "manicomio anni 50", ma al di lá c'era solo un edificio abbandonato e recintato.
Fuori dal cancello c'erano un paio di scooters e quindi ho parcheggiato anche il mio ed ho continuato la salita a piedi lungo il perimetro dell'area recintata....

e dopo qualche decina di metri mi si é aperta la visuale ed ho visto le mura di un vecchio forte abbandonato...




Con la felicitá per la scoperta e la curiositá pronta ad essere soddisfatta, ho continuato a salire, come la temperatura che ormai raggiungeva i 33 Gradi C. e da subito mi sono accorto di uno strano uccellino verde che compiva piccoli voli per poi tornare al suo ramo...quindi mi sono avvicinato...e l'ho osservato per un po' ed ho notato che aveva qualcosa in bocca, allora ho provato a fotografarlo, ma non ho fatto in tempo a mettere a fuoco...
fortunatamente, come spesso faccio, appena inquadro, scatto per non perdere il momento, poi sistemo, mi avvicino e cerco di ottenere lo scatto migliore, ma in questo caso, non ho avuto il tempo...ma é bastato per vedere che...


...in bocca aveva un'ape!
Sí, proprio un ape!
Non avendo mai visto un uccello mangiare api, quindi poi ho cercato su internet scrivendo "uccello mangia api" ed é uscito proprio il "Gruccione mangia api".
Ho letto anche che lo considerano come un flagello per l'umanitá, proprio perché, mangiando le api, che sono alla base della catena alimentare, potrebbero creare grossi problemi...


Ma secondo me...l'unico flagello per l'umanitá e non solo, é proprio l'uomo...ma non é il momento di affrontare questo discorso...andiamo avanti.

Ecco un segnale che siamo in un luogo importante...anche se ho fatto fatica a capire cosa fosse...poi ho letto il cartello...un baracchino!!
Eccolo...



Questi sono gli ambulanti che ci sono qui...anche se a quest'ora era chiuso...probabilmente piu' tardi diventerá un fornitissimo punto di ristoro:)


Dopo qualche passo mi sono accorto di un paio di acquile che si lasciavano cullare dalla corrente che andava verso il mare rimanendo quasi immobili a pochi metri da me...
Poco piú in su eccone altre due, poi ancora un'altra finché sono arrivato a contarne almeno 20.
Credo di essere stato almeno 1 ora ad osservare questi splendidi rapaci danzare sulla mia testa...



Ma eccomi all'interno del Forte attraverso una piccola, ma emozionante porta ad arco...



Un altro uccello rapí il mio sguardo...
Era tutto nero, fermo sopra le mura di cinta affianco all'entrata, quasi come una sentinella, che guardava l'orizzonte per avvistare le persone che arrivavano e quando mi avvicinavo scompariva dietro la muraglia per poi ricomparire qualche metro piú in lá, come se avesse paura, ma non potesse abbandonare la postazione...é stato divertente:)



Lí ho incontrato un fotografo portoghese che mi ha svelato il nome del luogo: Chapora Fort (dal nome del fiume), costruito attorno al 1600 dai portoghesi.
Era un cerchio enorme di circa 200 metri di diametro ed all'interno non c'era nulla a parte una sorta di piedistallo nel mezzo, che non ho capito cosa fosse, forse era dove andava issato il vessillo.
L'interno delle mura era un piano sconnesso fatto di terra ricoperta da sterpaglie ed enormi rocce nere, presumibilmente era la naturale conformazione della collina.


Ho cominciato a seguire il perimetro delle mura in senso antiorario partendo dall'ingresso principale a volta che dava sull'entroterra ed il bello di questa lenta passeggiata é stato il vedere, ad ogni passo, un diverso paesaggio, diversi incontri e diverse emozioni.
Pochi passi e mi sono trovato di fronte all'albero "delle aquile".

Ci saranno state almeno 15 aquile, ma appena me ne sono accorto, loro hanno fatto lo stesso e sono volate via...


Poco dopo ho incontrato il fotografo portoghese, che mi ha raccontato un po' di storia del Forte e mi ha detto che ce ne doveva essere stato un'altro, un po' piú in basso nella parte verso l'oceano...quindi piú avanti lo scopriró...
Nel frattempo mi si é avvicinato un cane, il "guardiano del forte", uno dei tanti randagi che si vedono normalmente lungo le strade, ma questo é stato l'unico a scegliere di salire la collina per vivere in questo posto meraviglioso.



Qualche carezza, un biscotto che avevo nello zaino e mi ha fatto compagnia, quasi da guida, per un pó, mostrandomi anche un sentiero per uscire dal Forte, ma che portava in zone non percorribili...
Proseguendo, ho cominciato a notare che tra le sterpaglie, un po' di vita c'era, quindi mi sono messo a scrutare a caccia di qualche insetto interessante da fotografare, tra farfalle, ragnetti e libellule e mi é capitato di vedere un'ape bianca,gialla e verde...molto strana, ma appena ho provato a fotografarla se ne é andata, quindi mi é rimasto solo un ricordo sfocato...


Tante le farfalle di tutti i colori, ma si posavano difficilmente dato l'enorme caldo e nessuna ombra.



La quete e la bellezza del luogo era una romantica location per le coppiette innamorate, infatti ogni tanto ne trovavo qualcuna infrattata dietro alle mura o in qualche punto suggestivo..provocandomi il solito desiderio mai soddisfatto di vivere quelle emozioni con qualcuno da amare...

Ma eccomi dalla parte opposta.
C'é una porticina stretta dal lato della collina che porta al mare..e dall'interno si vede una splendida visuale, una stradina sterrata di circa 300 metri che giunge al punto piú vicino all'incrocio tra il fiume e l'oceano...
Mi avvicino alla porticina per uscire e cominciare a scendere e sará stato lo sforzo tra salita e camminata, i miei problemi di colite o il fatto che non ci fosse nessuno nei paraggi, ma mi sono lasciato andare ad un "Do di retto" liberatorio e sgonfiante, quindi ho fatto un passo per attraversare la porticina e...li' dietro c'era l'ennesima coppia di fidanzati...che spero fossero troppo presi a scambiarsi effusioni, perché non ho avuto neanche il coraggio di guardarli eheh...
E vabbé, allegriaaaaa

Ho cominciato la discesa sempre guardandomi bene attorno perché non c'era nessuno attorno ed il tipo di terreno sembrava ideale per i serpenti e non avrei mai voluto pestarne qualcuno...

Il caldo era potente, ma l'arietta che tirava non faceva neanche sudare.
Arrivato sul punto piú estremo, dove avrebbe dovuto essere il fortino piú piccolo, c'era solo una roccia ed un altro piedistallo. Probabilmente, se c'era stato un fortino é stato distrutto.
Di sicuro, da lí, la vista era mozzafiato.
Alle spalle la collina con le mura del forte, a destra la foce del fiume che entrava nell'oceano e si notavano le increspature dello scontro delle due correnti ed a sinistra la lunga e popolata spiaggia che si estendeva verso Sud, il tutto nel solo rumore del vento che si alternava da orecchio ad orecchio a seconda del mio sguardo.



Quando ad un certo punto...ho sentito un rumore sinistro provenire dalla fitta vegetazione appena sotto di me, quindi ho smesso di respirare per concentrarmi aprendo bene le orecchie e dopo qualche secondo...uno, due...tre grugniti...penso di cinghiale o comunque qualcosa di simile...ma ero abbastanza tranquillo perché io ero qualche metro al di sopra, protetto dalle rocce...ma ho voluto seguire il rumore per la mia solita curiositá esplorativa e sembrava che si avvicinasse sempre di piú...finché mi sono accorto di un sentiero che usciva proprio dalle sterpaglie dalle quali proveniva...
Mi son sentito spacciato...se fosse uscito un cinghiale...ero da solo a 300 metri di salita per arrivare all'interno del Forte, quindi ho cominciato immediatamente a camminare molto rapidamente continuando, con la coda dell'occhio, a puntare quei cespugli col timore che potesse uscire qualcosa di piu' veloce ed aggressivo di me...ma per fortuna é andata bene :)

Tornato in cima alla collina avevo finito le riserve d'acqua e quasi come un dono dal cielo, ecco comparire un ambulante che vendeva bibite fresche.
Non pensate ad un "piadinaro" o ad un camioncino, ma era solamente un uomo, sulla cinquantina, sandali pantaloni sgualciti e camicia aperta con un frigo da campeggio in spalla che vendeva monodosi di acqua, coca-cola, aranciata e succo al mango all'equivalente di 50 centesimi di euro.
Ovviamente mi son preso il succo al Mango che ho scoperto in India ed é diventata la mia bevanda preferita.



Iniziato il ritorno ho ritrovato "il guardiano" del Forte che riposava all'ombra delle mura dato che erano ormai le 14:30, non girava piú aria e la temperatura era diventata insopportabile e pensando al fatto che non avesse un padrone, gli ho lasciato parte del mio succo che ha decisamente gradito prima di riporre la testa a terra.

Non avevo pensato al fatto che fosse il mio primo sole e che fossero state le ore piú calde della giornata, senza berretto o protezione solare, ma ormai mi ero bruciacchiato per bene e lo sentivo, quindi son tornato in albergo a fare la doccia prima di cospargermi di crema dopo sole.

Cena in camera, tv indiana e un occhio alle foto della giornata poi in bagno a lavarmi i denti ed ad un certo punto, attraverso lo specchio ho notato qualcosa sul soffitto sopra la mia testa, mi sono girato immediatamente e c'era un grosso ragno nero che mi osservava...
Ho provato ad avvicinarmi ed in un istante si é alzato sulle zampe ed ha percorso tutto il soffitto ad una velocitá assurda, mai visto una cosa del genere, sembrava una macchinina della pista che avevo da bambino...facevo fatica a seguirlo con gli occhi, poi assumeva una posizione strana, sembrava quasi che saltasse anche se era a testa in giú e non mi ha per nulla rasserenato.
Non volevo ammazzarlo perché non riesco a togliere la vita ad un essere vivente, volontariamente, allora ho cercato di disarmarlo buttandogli addosso dell'acqua, ma era talmente veloce che dopo aver inondato il bagno, si é nascosto in una fessura nell'intercapedine della porta e l'ho perso di vista...
Ho chiuso la porta dell'antibagno, ma quella notte ho avuto difficoltá a dormire temendo la vendetta del ragno saltellante...

.....continua...
JANY F. GIOVANNINETTI

Personal Facebook: Jany Federico Giovanninetti Portfolio: Jany F. Giovanninetti

FINE QUINTA PARTE

martedì 12 aprile 2016

LE MIE AVVENTURE - 40 giorni in India, tra studio e relax - QUARTA PARTE

LE MIE AVVENTURE

40 GIORNI IN INDIA
(tra studio e relax)


QUARTA PARTE




Ma tornando al motivo del mio viaggio in India...piú nello specifico, le intenzioni erano quelle di prendere 2 certificazioni CISCO (societá leader nel settore networks).
La prima, CCNA (Cisco Certified Network Associates) era la piú impegnativa e partendo da zero, il trauma é stato molto forte, per questo ho utilizzato tutto il tempo libero che potevo avere nello studio e nonostante questo, non riuscivo mai a rileggere tutti i capitoli del giorno, ma dopo 2 settimane, comunque, é arrivato il giorno del primo esame...

Il giorno prima...

5 Gen 2016, Caranzalem, Goa
"Domani mattina ore 9:30 fissato il mio primo esame Cisco CCNA.
L'ultima volta che ho fatto un esame...é stato alla maturità...
Il mio cervello ha la faccia di uno che ha pestato un rastrello beccandoselo in fronte...
Se non lo passo posso comunque riprovarci tra 1 settimana...ma tra una settimana ne ho un altro...
Boh...speriamo bene intanto...."


La mattina dell'esame ero agitato, ma consapevole di aver fatto tutto quello che potevo per cercare di passarlo, quindi almeno da quel lato, ero sereno.
L'esame si é svolto in una stanza apposita nella quale mi é stata assegnata una postazione, in solitaria, con pc connesso al server dell'esame, al di lá di un vetro dal quale venivo controllato dall'assistente.
Avevo 1 ora e 40 minuti per rispondere a 40 domande a risposta multipla piú simulazioni con varie domande ciascuna ed ho sfruttato fino all'ultimo secondo...
Finito l'esame sono uscito e la ragazza che faceva da assistente mi ha detto: "congratulations!".
Io, con la faccia ancora concentrata, quindi impassibile, ho risposto: "thanks!", accennando un mezzo sorriso perché avevo inteso che si fosse congratulata per il fatto che avessi finalmente finito l'esame...quindi mi ha dato un foglio timbrato con varie cose scritte sopra, ma non ho nemmeno guardato cosa fosse...e sono tornato in classe dal tutor.
Lui mi ha subito chiesto come fosse andata ed io, sempre con la faccia di legno...ho risposto che era andata ok, quindi ha voluto vedere il foglio e mi ha detto:"Hei, you passed!"
ed io: "really?"
Beh non mi ero accorto né del messaggio che doveva essere apparso anche sullo schermo alla fine dell'esame né del punteggio riportato nel foglio...quindi dopo aver letto che avevo passato l'esame mi sono improvvisamente ricaricato e la felicitá é stata immensa, quindi son tornato dalla ragazza nella stanza dell'esame per scusarmi per la mia faccia di bronzo, ma non avevo capito che avevo superato la prova e son tornato in classe chiedendo subito di partire con la preparazione per l'esame successivo:)
Ormai ero lanciato...e volevo continuare cosí senza perdere tempo.
CCNA dunque, presa.



6 Gennaio 2016, Caranzalem, Goa
"Step by step. Un altro scalino, forse il più impegnativo finora, salito. Dal primo passo fatto (un salto nel vuoto per abbandonare il terreno che franava sotto i piedi), al primo bagliore (un appiglio che ha frenato la caduta), alla scoperta di una strada possibile(una luce in lontananza, che mi ha dato una direzione da seguire, che giorno dopo giorno si avvicina e schiarisce il mio cammino). E' come se il sole, al tramonto, stesse fermo ad aspettarmi dietro alla montagna...che so di dover scalare per scoprire il senso di questo cammino.
Ed oggi é stato come rendersi conto di aver cominciato a salire, guardando in basso la terra staccarsi da sotto i piedi, allontanarsi piano piano...
So di non avere l'attrezzatura adatta, ma al contrario di quello che molta gente pensa...confido molto nella fortuna, al punto di aver quasi la certezza di trovare ció di cui ho bisogno, lungo il tragitto. In fondo é stato cosí in molti altri "piccoli" percorsi che ho affrontato..
Confido nell'aiuto della follia, come fonte di coraggio, nella tenacia come nutrimento, nell'autostima come sprone ad andare avanti e nella bellezza del viaggio che sa ricompensarti giorno dopo giorno...se riesci a non fermarti di fronte agli ostacoli...
Voglio dar valore alla mia vita..
Let's go for it!"

La seconda certificazione CCNP (Cisco Certified Network Professional) era divisa in 3 esami: Routing, Switching e Troubleshooting.
Senza scendere nei particolari, dopo un paio di giorni di Routing mi son reso conto che non sarebbe stato per nulla facile perché ora dovevo cominciare a programmare ed a capire come funzionano e come comunicano tra di loro quegli aggeggi strani che chiamano routers...ed infatti, all'esame (preparato in 8 giorni), mi sono inceppato e non l'ho passato per poco quindi é stata una leggera mazzata...perché dovevo prepararmi per l'altro (switching) in 6 giorni e me ne restavano 2 per l'ultimo, ma ci ho provato.

La mattina dell'esame mi sentivo pronto, quasi ottimista, ma ancor piú avevo bisogno di passarlo per non abbattermi.

17 Gennaio 2016, Panjim
"In Italia o in India...
Ma sono sempre io, con i miei pensieri...
Mangio la vita con gli occhi ed assaporo con l'anima realtá create da culture diverse...
Mi ritrovo immerso in uno dei tanti mondi della terra, uno dei tanti luoghi creati dalla natura, cambiati dall'uomo...dalla storia.
Come le credenze, le usanze popolari che diventano tali quando creano l'unione, l'aggregazione, dando per questo, un senso apparente anche a ció che senso non ha e non ne puó avere...perché sono tutte frutto di un pensiero, di una storia, di un'idea...nata in un momento lontano...sulla quale son cresciute...e chissá quante altre ce ne son state, che poi sono svanite...
Ma sono sempre io, con i miei pensieri...il tempo che passa...
e passa veloce...
Soprattutto ora che mi accorgo che non mi basta per poter fare tutto ció che vorrei...ma non mi abbatto e spingo verso l'alto il mio umile desiderio di esistenza...e faccio, faccio tutto ció che posso, ora, perché si esiste nel presente e non c'é nulla e nessuno da aspettare o che mi aspetti...per regalarmi l'esaudimento dei desideri che ho...
E allora sono sempre io, con i miei pensieri...il tempo che passa...
...e mai...mai...mai.....
...una mano che mi sfiori."

Avevo bisogno di una sorta di riscatto e di un'iniezione di fiducia dopo il primo passo falso, ma non é andata cosí, anzi altra beffa, non ho superato l'esame per pochi punti ed ecco che mille pensieri si son fatti strada nella testa...

18 Gennaio 2016, Caranzalem, Goa, India
"C'é sempre qualcuno, superficialotto, che mi dice che sono pessimista, solo perché, al contrario di chi riempie la bacheca solo di frasi divertenti o stupide, video da ridere e selfie in situazioni di divertimento (vero o finto che sia...) quasi per fare invidia, racconto la realtá, che non é solo la mia, ma quella di tantissima altra gente che non se ne vergogna e di altra che preferisce ometterla, per non sporcare la propria immagine positiva, sempre al top e priva di difficoltá...
Perché é l'immagine che conta, no?
Io non sono pessimista e non mi stancheró mai di ripeterlo.
Qualora qualcuno avesse ancora dei dubbi su ció che é la realtá e ció che fa parte dei desideri, delle speranze e di ció che si é disposti a rischiare per cercare di raggiungere le proprie mete...questo si chiama "realismo" e lo so che a molta gente fa paura...ma é una scelta che fa chi ha il coraggio di essere curioso rispetto alla vita.
Io ricerco la veritá, il senso, l'essenza di tutto...e questo significa essere realisti.
Detto questo....
Stamattina mi sono svegliato, pronto e convinto di poter risollevare le sorti di questo percorso arduo ed impervio, dopo il primo passo falso e recuperare cosí un pó di stimoli e gratificazione dopo tutti gli sforzi fatti finora...ma non é andata cosí...
Altro passo falso e tutto comincia a crollare...
Resta l'utimo sforzo da fare per provare almeno a riequilibrare il bilancio...e son giá al lavoro per questo.
Ció che conta é non mollare, contando solo su me stesso.
Ho scelto io la via difficile...come sempre...e non resta altro da fare che cercare di andare avanti...
Non serve a niente scappare...bisogna recuperare le energie...e riprovarci.
Sempre."

Mancava l'ultimo esame da preparare in pocchissimo tempo
e dopo 2 giorni di studio incessante...

21 Gen 2016, Panjim
"Oggi ho passato l'ultimo esame Cisco CCNP Troubleshooting. Valutazione 939/1000. Saluto il mio laboratorio di formazione, gli uffici Koenig e la veduta sulla città, Panjim. Pronto a trasferirmi a nord Goa, Baga...per qualche giorno di relax prima del rientro in Italia :)) morale...migliore di ieri :))"



Infatti il mio aereo partiva il giorno stesso, ma dato che in India non capita di esserci tutti i giorni e che fino a quel momento non avevo ancora avuto abbastanza libertá per viverla veramente, ho deciso di posticipare il volo di rientro di una settimana e di trasferirmi piú a nord per assaporare la realtá della vita di questa piccola parte dell'India.


Posso dire che da questo momento é cominciata la mia vera esperienza indiana...


FINE QUARTA PARTE

....continua....


 JANY F. GIOVANNINETTI

Personal Facebook: Jany Federico Giovanninetti Portfolio: Jany F. Giovanninetti

mercoledì 16 marzo 2016

LE MIE AVVENTURE - 40 giorni in India, tra studio e relax (SECONDA PARTE)

LE MIE AVVENTURE
40 giorni in India, tra studio e relax

(SECONDA PARTE)




Eccomi dunque, dopo 24 ore di viaggio, a Goa in auto con l'autista ed altri due studenti prelevati in aereoporto.

Non nascondo che nel breve tragitto che dall'aeroporto di Vasco Da Gama, risalendo il fiume Zuari, fino all'appartamento in cui ho alloggiato a Caranzalem, nell'area di Panjim (la capitale), mi sono chiesto piú volte:"chi me l'ha fatto fare?"...

Osservando dal finestrino, quello che si mostrava ai miei occhi era un paesaggio quasi post atomico...desolazione, rifiuti ovunque, rottami di navi arrugginite abbandonate, capanne di metallo, insomma sembrava di essere all'interno di Resident Evil...anche perché la rara gente che vedevo lungo la strada, indossava stracci sporchi, era scalza, aveva una camminata lenta ed uno sguardo fisso, sperduto, proprio come gli zombie del gioco...ma questa era la realtá...quindi, sicuramente non mangiavano gli umani e probabilmente nemmeno altro...chissá da quanto..
Comunque, ho voluto estraniarmi da questo pensiero e presto l'ho sostituito con l'eccitazione e la curiositá rispetto a ció che avrei trovato in questa esperienza che stava cominciando.

Al mio arrivo all'appartamento verso le 14:00 ora locale(avanti di 4h e 30m rispetto all'Italia), dopo aver felicemente constatato che non dovevo alloggiare in una baraccopoli e che la mia stanza non era per niente male, mi sono rilassato, giustamente, perché l'indomani, cominciava subito la prima lezione del mio corso.


In appartamento la cena era fissata alle ore 19:00 e si faceva nel soggiorno dell'alloggio al piano superiore, dove c'erano 3 addetti alle esigenze degli studenti (non uso la parola "cuochi" perché non facevano solo quello) che ci preparavano pasti prettamente indiani.

Ed ecco il momento di confrontarmi con uno dei miei "limiti"...
Io non mangio né frutta né verdura dalla nascita (devo aver subito un trauma da piccolo...tipo un incidente con un camion di ortaggi) e per questo si spiegano molte delle mie magagne...tra le quali gastrite cronica, ernia jatale ed una brutta colite che mi portavo giá da casa...ma in India...é risaputo, la vacca é sacra e la popolazione é per gran parte vegetariana...quindi...aiuto!
Ma...cosa vedono i miei occhi?
Pollo, pollo, tanto pollo!! Bene...Sono salvo!
Il riso, il pane (naan) ed il pollo erano immancabili...quindi il problema cibo poteva ritenersi risolto, se non fosse per il fatto che i nostri amici indiani avessero un concetto di "piccante" equivalente a "necessario", quindi ogni volta dovevo ripulire il pollo dal condimento per non rischiare che la bocca si ustionasse e l'intestino mi si perforasse...

La prima lingua ufficiale in India é l'Hindi, ma fortunatamente l'inglese é considerata la seconda e comunicare con i locals non é stato troppo difficile, a parte che 2 tuttofare su 3, le uniche parole che sapevano pronunciare erano: "Good Morning Sir", "Good evening Sir", "want chicken?" e "want eggs?", mentre l'altro, Sanjay (che era il referente dell'azienda e responsabile degli ospiti) parlava un buon inglese ed é stato sempre molto disponibile ed efficente nell'aiutare noi studenti in molte occasioni e lo ringrazio per tutto.



A cena ho conosciuto gli altri studenti che in quei giorni stavano svolgendo altri corsi, sempre nella stessa azienda:
-Joel, circa 50enne olandese, che avevo giá incontrato in aereo da Mumbai a Goa, dato che casualmente era seduto a mio fianco e mi sono accorto che anche lui era lí per studiare nello stesso posto quando l'autista ci ha prelevati entrambi dall'aeroporto, oltre che per incontrare la sua compagna che invece ne approfittava per farsi una vacanza.
-Nashwa, egiziana sui 45 anni, che ogni volta che la guardavo...mi ricordava Topo Gigio (mai visto due guance cosí rotonde eheh)
-Abdul (mi pare che si chiamasse cosí) ed il suo amico, entrambi da Abu Dhabi, che lavoravano per una societá governativa, ma avevano l'aria molto misteriosa anche perché non parlavano mai in inglese tra di loro, solo in arabo...
-Poi Leticia (Letty), americana con gli occhi a mandorla, molto carina, sposata, ma non ho mai capito la sua etá...Io non le davo certo piú di 35 anni, ma a quanto pare ne aveva piú di 40...dato che aveva una figlia di 22 anni...anche se non ne son tutt'ora convinto.
Poi in un mese di permanenza si sono alternati altri studenti come:
-Colin dall'Olanda 40enne che non ho ben capito se fosse lí per studiare o per andare ai mega parties in spiaggia, che in quel periodo(molto turistico) abbondavano...
-Donald dal Galles, 40enne allegro e giovanile
-Colin dal Galles, tra i 50 ed i 60, gran pokerista ed ex pugile...
-un'altro 45enne dall'Australia di cui non ricordo il nome
-una coppia di sposini afgani con lui lí per studio e lei per accompagnarlo

                                               (Colin Galles - Autista - Sanjay)

Dopo cena, ognuno nel suo mini appartamento, quindi ho acceso la tv, per rilassarmi un pó e per vedere cosa offre...
Beh...diciamo che dopo qualche giorno di curiositá, se l'accendevo era solo per sintonizzarmi sulle reti di news o musicali, per scoprire la musica locale e vedere un pó chi fossero gli idoli indiani...:)
Troppo ridere quando facevano vedere i videos anni 80...o i vecchi films...
Per il resto erano films e sit-com indiane, che non ci capivo una mazza, ma ce n'era una che mandavano a tutte le ore...e capitava che mi impalassi a guardarla...
Difficile pure da spiegare, effetti sonori ad ogni parola, facce strabuffe e personaggi demenzialissimi...mai visto niente di simile...ma era a suo modo divertente...


(giusto un assaggio)


Dopo un giorno e mezzo sveglio, non mi ci é voluto molto per addormentarmi...
La sveglia ogni giorno era puntata alle 7, ma non ce n'era bisogno perché alle 6 i numerosi corvi cominciavano a starnazzare, alle 6:30 c'era un tipo che suonava una trombetta fastidiosissima (il classico "popi-popi"), poi ho scoperto che era quello del pane...e se non bastasse, il risveglio era assicurato quando sentivo sempre la solita persona (che non ho mai capito chi fosse) avere i conati di vomito per poi sputare sonoramente (penso il fegato), da qualche parte...
Dicono che sia un rito che in molti fanno, come per purificarsi...comunque mai sentito nulla di simile...

Alzato dal letto, ogni giorno aprivo le tende per far entrare luce e c'erano sempre animali diversi, mucche, gatti, il kingfisher (un uccello azzurro simpaticissimo), aironi, aquile, cani uccelli blu, uccellini neri, uno giallo, ecc...



Ma i piú simpatici erano una famiglia di corvi, che aspettavano sempre che gli lanciassi le patatine o i crackers per litigarseli, poi c'erano due cuccioli grandicelli (erano grandi come gli altri) che pedinavano i genitori e piangevano per farsi imboccare...(bambaccioni!!)



Ma tornando al primo giorno...
Colazione alle 8, non mi sono ancora ripreso del tutto, ma l'entusiasmo e la necessitá di capire come funzionavano le cose...mi hanno dato una mano.

Ore 8:45 tutti "in the cab" direzione istituto.

Dalla macchina i miei occhi erano puntati all'esterno, mi guardavo intorno come un marziano sbarcato sulla terra, per cercare di cogliere piú informazioni possibili e le immagini che mi passavano davanti non erano proprio quelle che avrei sperato...
Siamo nella periferia di Panjim, guardo le abitazioni, fatiscenti, i panni lavati che sembravano ancora sporchi stesi sui tetti di lamiera, coperti da teli in nylon fermati con dei mattoni, immondizia e cani randagi addormentati ai lati delle strade...
Poi passiamo sul lungomare, attraverso una stradina stretta con bambini scalzi che giocano sulla strada..
Siamo solo ad un paio di km dalla cittá e posso vedere la spiaggia immensa e deserta, attraverso le palme e gli altri alberi che ne coprono la vista, ma ci andró piú tardi...
Il traffico si fa piú intenso e subito mi rendo conto che il clacson lo usano compulsivamente, ogni volta che due veicoli si incrociano o si avvicinano (esasperante se non se ne capisce il senso)...
Praticamente, nelle strade indiane, non ci sono regole, a parte la guida con senso di marcia a sinistra, il resto segue le regole del:"nessuno ha la precedenza, finché non se la prende" e "se c'é un buco mi ci infilo" quindi qui il clacson é fondamentale per informare tutti che si é nei paraggi, ma la gente non é innervosita dal continuo strombazzare, a parte in alcune occasioni in cui il clacson diventava un suono interminabile al quale facevano seguito strane parole, ma sempre sorridenti...:))

La scuola é un doppio palazzo unito da corridoi nella parte posteriore, per salire al quarto piano dovevo scegliere le scale o l'ascensore.
L'ascensore, 1m x 1m senza protezione, col muro che ti scorre davanti, ma é stata un'opzione che ho scelto solo il primo giorno, sia perché non c'era molto da fidarsi, sia perché all'interno non si respirava e sia perché mi precludevo l'unico movimento che potevo fare durante il giorno, quindi solitamente preferivo le scale...


Ora, ok, facciamo pure sport, ma l'odore é nauseante, saranno forse le esalazioni degli sputi rossi che tappezzano i muri, al punto che la prima impressione é stata che avessero commesso svariati omicidi in quelle scale...
Perché gli sputi fossero rossi, non saprei, forse a causa della pietra rossa che usano qui...che si trova in forma polverosa ovunque, anche nell'aria...


Arrivo e la mia aula é la N. 17 (ovviamente), il mio insegnante é un locale Hubert, circa 30 anni, al quale daró molto filo da torcere, tra il mio pessimo inglese e la mia ignoranza nel campo dell'IT.

Fortunatamente e stranamente, riuscivo a capire bene tutto quello che diceva, peccato che 6 kg di libri gentilmente forniti, mi abbiano fatto subito capire che 1 mese, era un tempo relativamente corto per preparare 4 esami, ma ero lí apposta, quindi non c'era scampo, dovevo almeno provarci...

(questi sono solo la metá dei libri )

(la mia postazione)

Il pranzo si ordinava stando in classe e ce lo consegnavano alle 13:00...
C'era una vasta gamma di pollo in tutte le salse, ma non sapendo mai come fosse, li ho dovuti provare tutti, prima di capire...che non ce n'erano di non piccanti...
In alternativa c'erano menú vegani, esclusi a priori oppure cinese e giapponese che una porzione di riso o spaghetti poteva bastare per una settimana...
C'era pure il menú italiano con Spaghetti alla Carbolara, lasagne alla Bologesa e penne all'Arabiada (provate tutte...qualcosa di appena appena commestibile...)

E cosí ogni giorno, si finiva alle 17 e ci riportavano all'appartamento, dove mi rilassavo un pó osservando e fotografando le bestioline dal balcone, prima di fare una doccia, studiare una mezz'oretta ed andare a cena.

Dopo cena dalle 2 alle 4 ore di studio le dovevo fare, ma i primi giorni, mi addormentavo subito...e mi svegliavo alle 1 o 2 di notte...quindi studiavo fino alle 4 o alle 5 per recuperare, poi alle 7 si ricominciava...

Non é stata una passeggiata e per un mese la mia vita era questa: appartamento, scuola, appartamento e di India non ho visto mai nulla.

FINE SECONDA PARTE

CONTINUA...

Federico Jany Giovanninetti
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                                                               Portfolio: Jany F. Giovanninetti

martedì 15 marzo 2016

LE MIE AVVENTURE - 40 giorni in India, tra studio e relax (PRIMA PARTE)

                                                                  40 GIORNI IN INDIA
                                                                        tra studio e relax.

                                                                       (PRIMA PARTE)



1 febbraio 2016
Da qualche giorno sono in Italia e la gente che incontro mi chiede di raccontargli della mia esperienza indiana, ma non é qualcosa da poter raccontare per strada, in mezzo al caos della nebbiosa movida rodigina...quindi ecco quello che ho vissuto, in un riassunto di emozioni assorbite in questo caldo periodo invernale in Asia.

Comincio col riportare uno post che ho pubblicato qualche giorno prima di partire, per comprendere lo stato d'animo nel quale mi trovavo:

14 dic 2016, Rovigo, Italia
facebook: "-5 to India...fisicamente sto di cacca e sono preoccupatissimo, senza contare che lá tra Malaria, dissenteria e varie epatiti saró come un coniglio zoppo nella gabbia dei giaguari hehehe...ma sono convinto...e lo devo fare perché chi si ferma é perduto.
Impegno, rischio, tenacia e coraggio...in valigia....
...inseguendo la vita."

Ma perché l'India?
Ci sono andato per fare un corso di Network Engineering e cercare di prendere qualche certificazione utile per poter poi trovare un lavoro nel settore...dato che qualche mese prima avevo deciso di cambiare vita lasciando un negozio di snowboard, skate e streetwear che avevo creato e gestito per 10 anni, ma grazie alle scelte azzardate fatte nel momento sbagliato, mancanze, errori nell'amministrazione (che non facevo io) e dello stato italiano, negli ultimi 2 anni ero costretto a pagare per mantenerlo invece che rendermi uno stipendio (cosa non piú accettabile per un 35enne costantemente in attesa di cominciare a vivere), quindi ero andato in inghilterra dove ho lavorato nel settore dell'Information Technology per alcuni mesi, anche se non sapevo nulla sulla materia e l'inglese era nonostante questo, son riuscito a cavarmela molto bene, ma avevo bisogno di imparare almeno le basi, per trovare lavori in futuro.

In India, c'é una struttura specializzata
che ti prepara intensivamente e ti consente di dare esami che in italia necessitano dai 6 ai 9 mesi di preparazione, mentre lá basta un mese, con un toutor personale.
L'investimento é stato quasi un anno di uno stipendio italiano medio, ma lavorando fuori dall'Italia (come ho giá provato per una stagione)..in pochi mesi si recuperano.
Potevo scegliere diverse locations, tra le quali: Delhi, Bangalore, Shimla, Goa, Dehradun oppure Dubai, ma escludendo quest'ultima che costava molto di piú, Delhi in cui l'aria e' irrespirabile, Shimla sperduta nei pressi dell'Himalaya e le altre che non avevo mai sentito...ho preferito Goa per il luogo rinomato anche a livello turistico, grazie alle lunghe spiagge ed alle incursioni degli hippies negli anni '60...anche per il clima, costantemente sui 32 gradi C, ideale anche per la mia asma.

              GOA su Wikipedia


19 Dicembre 2016 - IL VIAGGIO
Per entrare pienamente in questa esperienza é utile cominciare dalla lunga rotta di avvicinamento a Goa, durata circa 24 ore...che ho giá condiviso qualche giorno dopo il mio arrivo e la potete trovare qui, con qualche foto:
https://janyfgiovanninetti.blogspot.it/2015/12/racconti-ind-jany-in-viaggio-verso-goa.html

FINE PRIMA PARTE...CONTINUA...

Federico Jany Giovanninetti
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lunedì 21 dicembre 2015

RACCONTI IND-JANY: In viaggio verso Goa, India

Sabato 19 dicembre 2015,

é suonata presto la sveglia nella tana, piú o meno nell'orario in cui ero solito andare a letto, quindi alle 6:30 ho aperto gli occhi sull'obbiettivo: Goa,India.

Per la strada verso l'aereoporto Marco Polo di Venezia il polesine mi ha salutato con una classica alba invernale:



sole che si fa spazio tra la nebbia che galleggia su distese di campi, raggi e scie di aerei che giocano ad indicarmi le numerose direzioni diverse che la vita puó offrire, ma io non distolgo l'attenzione dalla mia ed accompagnato da mio padre "arrivo alle partenze", dove lo saluto e mi imbarco, senza esitazione, ma con l'adrenaina in circolo per la grande incognita su ció che mi aspetterá :)

Ho chiesto il posto al finestrino perché mi piace guardare il mondo da ogni prospettiva e l'ombra dell'aereo che si allontana suona come un volta pagina verso il nuovo capitolo...



Compagno di sedile, un prete missionario indiano, che mi ha detto che era un dirigente di non ho capito quale congregazione, di non ho capito quale ordine, di non ho capito praticamente nulla...perché giá l'accento indiano, contribuiva, ma parlava cosí a basso volume che probabilmente faceva parte dell'ordine dei telepatici...

E cominciano le viste straordinarie, dalle coste del mare a nord di Venezia


a quelle dell'Egitto, passando attraverso il deserto, ideale sfondo per le nuvole, che creano giochi di ombre affascinanti,




e Sharm che anche dall'alto ha il suo perché,


le coltivazioni rotonde del deserto arabo,

fino ad arrivare ad Abu Dhabi, quando il sole ormai era sceso, in una giornata di sole accelerata durata solo 6 ore...


Ad Abu Dhabi ció che mi hanno colpito sono state le tenute delle forze dell'ordine che mi sembravano costumi di scena o di carnevale che non incutevano alcun timore.
Ad uno di questi ho chiesto se potevo fotografare all'interno dell'aeroporto e mi ha detto che potevo, ma senza riprendere le donne ed i bambini...peccato, perché le assistenti di volo di Ethiad, meritavano, anche solo per quegli occhi splendidamente truccati, luminosissimi tipo quelli delle bambole di porcellana che risaltavano dal grigio e viola scuro della divisa e la flotta di burqate, che sembravano parenti di "cugino itt" della famiglia Addams...allora mi son fatto un selfie nella hall dell'aereoporto e via...



Sarei dovuto stare lí un paio d'ore e ripartire verso le 23:00 (ora locale) ma alla fine hanno ritardato 2 ore perché mancava l'aereo (chi se lo sará fregato?), quindi siamo ripartiti quasi per le 2 di mattina..il paesaggio era ovviamente tutto nero...quindi risparmio le foto:)

Dopo quasi 4 ore siamo arrivati in India, Mumbai, e delle 8 ore di scalo previste 2 e mezza se ne erano giá andate con il ritardo accumulato quindi me ne restavano quasi 5 per:

1-passare all'immigrazione
In aereo hanno consegnato a tutti due fogli da compilare con dati del passaporto e motivazioni di ingresso in india, alloggio ecc...peccato che avevo tutto nella valigia in stiva, quindi sono stato vago...eheh.
Inoltre mi chiedevano se portavo armi, droga, materiali pericolosi ecc. perché, ovviamente, se li avevo, glielo dicevo...
e se avessi oggetti di valore, perché una passeggera alla quale ho chiesto info, mi ha detto che vanno dichiarati oggetti importati per venderli ecc...ma ho barrato tutti NO ovviamente...
C'erano persone in fila ovunque, quindi ho dovuto chiedere ad un addetto, che sapeva l'inglese peggio di me, ma alla fine ne ho trovato uno che mi ha indicato la fila giusta...e dopo 2 chiacchiere con l'agente strafatto dell'immigrazione(qui sembrano tutti sotto stupefacenti..) sono passato.

2-cambiare il biglietto con la carta d'imbarco
Impresa quasi impossibile, perché mi sono rivolto all'ufficio dell'Etihad che era l'unico senza operatore, nel frattempo c'erano anche quelli che avevano perso l'aereo successivo grazie al ritardo del precedente...quindi tutti incazzati...
quindi dopo mezzora chiedo agli altri operatori delle altre compagnie che mi dicessero che fine avesse fatto L'operatore di Etihad...e sono andati a prenderlo, che stava ridendosela con altri colleghi...oooooKKKK.
Una volta mostrato il mio problema, mi dice di aspettare e lo stesso fa con gli altri...ma sembra cosí fumato che non credo che abbia capito molto...infatti ne arriva un altro, con gli occhi sbarrati...ed anche se tanto lucido non sembrava nemmeno questo, alla fine, rincorrendoli entrambi, son riuscito ad avere accesso al terminal.

3-metal detector
Qui mi hanno pescato con la macchina fotografica e gli obiettivi e mi hanno fatto storie perché avevano il dubbio che l'avessi portata per venderla.
Al che ho dimostrato che era evidentemente non nuova mostrandogli anche qualche scatto...non male che avevo ancora in memoria...e mi hanno fatto proseguire..:)

4-ritirare il bagaglio da stiva
L'ho scoperto lí dato che a Venezia mi avevano detto che avrei dovuto prenderlo direttamente a Goa...(a volte chiedere, salva la vita)

5-capire se dovevo cambiare aereoporto da internazionale a domestico come avvisato dalla societá del corso, o rimanere lí dato che sulla prenotazione, l'aereoporto era lo stesso.
Ovviamente, dovevo cambiare aereoporto, ma solo dopo aver fatto lí il cech-in

6-rifare il check in per riconsegnare il bagaglio ed ottenere la carta d'imbarco
Operazione abbastanza rapida, ma la mia domanda é: perché il bagaglio si imbarca qui ed io devo trovare l'altro aereoporto?
Non molto lineari sti indiani...boh...

7-LA TRAGEDIA: trovare il modo di arrivare all'altro aereoporto.
Aperte le porte dell'aereoporto, che fino a quel momento mi aveva cullato nella purezza dell'aria condizionata, filtrata e pulita, facendomi passare dall'aereo al terminal, senza mai espormi alla realtá esterna, mi é sembrato di entrare in uno di quei bar in cui gli anziani si trovavano a giocare a carte o a biliardo, negli anni 90, prima della legge contro il fumo, un toccasana per la mia asma!
L'unica differenza era che eravamo all'esterno ed il rumore dei clacson, usati per scandire ogni giro di ruota, sovrastava ogni altro suono...
Mi ricordavo che la tutor del corso mi aveva dato il numero di un personaggio che doveva mandarmi un autista dell'azienda, per evitare di farmi fregare dai numerosi tassisti che non aspettano altro che il turista da fregare...
Allora ho cercato di capire come usare il mio cellulare e mi son reso subito conto di non poterlo fare, quindi ho chiesto ad un agente che ha chiamato un uomo(non so chi fosse) per chiedergli se potevo usare il suo telefono, quindi son riuscito a chiamare, il tipo che mi ha dato direttamente il numero dell'autista.
A quel punto, per non approfittare, ho provato a cercare un telefono pubblico e dopo vari "i don't know", ho chiesto ad un altro agente che me l'ha indicato, ma quando sono arrivato nel posto, c'era un baldacchino, in mezzo a quelli per prenotare i taxi, con un telefono digitale fine anni 80 che fuoriesciva dal banco e dietro c'era un non vedente che mi ha chiesto 200 rupie indiane per usare il suo telefono (circa 3 euro), ma io rupie non ne avevo, avevo solo 10/20 euro e di moneta 1, al che mi ha detto che con 1 euro mi faceva chiamare. Bene.
Mi risponde il driver indiano, che ovviamente stava dormendo...e tra il suo inglese stentato ed assonnato, la mia capacitá di comprensione ed il casino della cittá, dopo 2 minuti son riuscito a capire che non era di Mumbai, ma di Goa ed avrei dovuto chiamarlo per portarmi dall'aeroporto di Goa al mio alloggio e non per il trasferimento tra i 2 aereoporti di Mumbai...
Quindi, ho messo giú e dato l'euro promesso al buon non vedente che lo ha tastato per bene ringraziando.
Ok, stanco e ormai di fretta, ho chiesto per prenotare un taxi, ma volevano solo cash, altra camminata per cercare un cambio valuta, ma era all'interno dell'aeroporto e dove mi trovavo si poteva solo uscire, quindi panico, finché ho chiesto ad un adetto al traffico che mi ha detto che ogni ora c'era un autobus gratuito che portava all'altro aeroporto, quindi ennesima camminata affannata in mezzo allo smog ed al caldo e finalmente salgo in bus, si chiudono le porte e via.
L'aereo sarebbe partito alle 10:30, mancavano ormai 2 ore ed in un secondo...un dubbio mi assalí...
...la questione del bagaglio non mi tornava...e se una volta arrivato mi avessero detto che dovevo tornare qui?
Dovevo solo arrivare e scoprirlo.

Per la strada ho visto una povertá ed una sporcizia che avevo visto solo in televisione, ma dal vivo faceva tutto un altro effetto...
Vedere gente girare scalza nella polvere, tutti vestiti dello stesso colore, quello della sporcizia, baraccopoli sterminate, abitazioni in lamiera, ammassate le une sulle altre, coperte da nylon fermati da pietre, con i panni stesi fuori, apparentemente solo per asciugarsi senza essere stati lavati...ma quasi tutti con l'antenna parabolica, come se la tecnologia ormai avesse preso il sopravvento anche sulla dignitá umana e mi sono immaginato la realtá famigliare, all'interno di queste baracche...ed a quanto sarei riuscito io a sopravviverci, con tutte le mie magagne fisiche...
...probabilmente meno di una settimana...
e lí mi é salita l'ansia, lo sconforto, il dispiacere ma soprattutto il pensiero che chi ci vive, deve essere fisicamente predisposto, quindi se io fossi nato lí, non sarei sopravvissuto e chissá a quante persone sará capitato...
Quando vedi in tv, c'é comunque un distacco ed un tasto che spesso ti evita di vedere ció che non vuoi, ma quando ci sei in mezzo, ti rendi conto delle fortune che hai ed anche se il respiro si fa affannoso, passa in secondo piano anche la preoccupazione per se stessi.
Non me la sono sentita di fare foto, per rispetto, stando in un autobus indiano quindi senza molti sedili che potevano coprirmi...con gente anche del luogo...che avrebbero notato questo straniero trattare i loro conterranei come fenomeni da intrattenimento...

Arrivato al terminal, primo controllo all'entrata, secondo controlo dentro, metal detector per il bagaglio a mano e perquisizione personale, altro controllo documenti, controllo timbri sul bagaglio, altro controllo biglietti e finalmente son riuscito ad entrare...e mancava un'ora all'imbarco: "siamo a cavallo"!!!
E' a quel punto che, come un miraggio, mi si sono materializzati davanti : "Mc Donald's","KFC", "Subway" e tutti sti fast food salva vita...dopo i pasti indecenti degli aerei...mi son fiondato al Subway, in ricordo della recente esperienza inglese:)

Sono andato al gate prefissato, ho aspettato finché non mancavano 5 minuti e non vedendo alcun movimento, ho chiesto ad un operatore...e mi ha detto che hanno cambiato il gate....allora mi son precipitato lá arrivando giusto in tempo...ma io non avevo sentito alcun avvertimento...probabilmente ero troppo preso a trangugiare il paninozzo:)

Quindi son salito in aereo e ripartito verso Goa.

La partenza mi consente di avere un'ulteriore veduta del disagio di questa cittá che ricorderó come luogo da evitare, assolutamente...e dall'obló vedo questo...






E' solo parte dell'immensa distesa di baracche, che circondano l'area dell'aeroporto, prima di arrivare ai grandi palazzi della cittá, ma ben presto spariscono sotto i miei occhi, avvolti dalla coltre di polvere e smog che sento ancora nei polmoni...

L'atterraggio a Goa, nell'aeroporto antidiluviano di questo piccolo stato, si é rivelato anche divertente quando ad un certo punto ho visto una macchina attraversare la pista, seguita da motorini con 2 passeggeri senza casco, camionette e altri mezzi di civili e mi chiedevo che cosa ci facessero, ma...ad una piú attenta osservazione, mi son reso conto che erano fermi al "passaggio a livello" solo che invece del treno...aspettavano che l'aereo atterrasse...Peccato non essere riuscito a fare una foto decente, davvero singolare...

Scesi dall'aereo, i 33 gradi centigradi si fanno sentire come un pugno allo stomaco, ma non ci faccio troppo caso data la stanchezza che mi rendeva difficoltoso anche solo provare fastidio...

Senza contare che all'uscita, speravo di trovare l'autista e salire in macchina, ma come in ogni avventura che si rispetti, ovviamente non c'era, allora ennesimo cellulare altrui chiesto in prestito e l'ho chiamato.

Mi dice che arriva tra 10 minuti...allora lo aspetto fuori, al sole, oltre il ronzio dei taxi che ad ogni passaggio mi chiedevano se avessi bisogno di un passaggio, facendomi sentire come un prostituta che rifiuta i ragazzi che passano solo per divertirsi a sparare cavolate...ma dopo 1 ora, non é ancora arrivato, io ormai sono allo stremo, chiedo un altro telefono e gli dico di venire a prendermi all'uscita (almeno c'era ombra)...e questo era ad un metro da me, chissá da quanto...

vabbe', alla fine della storia, percorriamo la strada verso l'alloggio...e mi preoccupo sempre di piú vedendo la sporcizia che contraddistingue anche questo luogo che dovrebbe essere turistico...ed al volo faccio qualche foto...sempre col cellulare...







Entriamo in una vietta con donne e bambini che in quel caso erano gli operai dei lavori in corso sulla "strada"...passiamo un faló di immondizia, qualche cane randagio e "siamo arrivati"...

Ooo....ok. sono le 14:00..

Fatemi vedere subito la mia stanza!!!la preoccupazione é sempre piú reale...ma poi.....





Ah, ok, si puó fare!!...doccia e letto!

JANY F. GIOVANNINETTI

Personal Facebook: Jany Federico Giovanninetti